Eggia', perché il 25 aprile è stato quel giorno, quella data, e ogni anno si ricorda, ma non per il "sentito dire" per quello che si legge sui "social" o per le varie questioni geopolitiche odierne, è stato quel giorno.
E voi ragazzi ascoltate chi li ha vissuti quei momenti, senza influenze, come ho ascoltato io i miei nonni ai tempi, che siano stati "rossi" "neri" o semplici spettatori coinvolti ascoltate, ascoltate...
Da una che potrebbe essere vostra nonna.
Fiorella.
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Riporto.
" Il 25 aprile 1945 io c'ero.
Quietata la piazza, ecco la mia testimonianza, poiché alla Storia occorre la sincerità, anche se scomoda.
Nata sotto le bombe, qui a Torino, conobbi il silenzio completo il 27 aprile e ne fui terrorizzata. Dall'età di sei anni in poi - e per alcuni anni successivi - come quasi tutti i torinesi, il 25 Aprile assistetti alla sfilata dei partigiani. Posso assicurare che la loro canzone di marcia non era Bella ciao e chi dice questo mente sapendo di mentire. Tutte le brigate maschili che sfilavano - ed erano molto fitte, un serpentone interminabile - cantavano: "Fischia il vento, urla la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar". Al coro si univano le voci degli spettatori. Era un canto liberatorio potentissimo. I partigiani sfilavano coi fazzoletti di appartenenza al collo, molte le brigate il cui nome una seienne non pote' ricordare, sicuramente anche quella ebraica che ebbe i propri eroi e martiri (Emanuele Artom, Primo Levi, ecc.). Infine, in coda, ricordo uno sparuto drappello di donne, partigiane e staffette che, queste si, cantavano Bella ciao, ma erano così poche e le loro voci flebili: il pubblico non cantava non conoscendo il canto. Alla Storia non occorrono menzogne o mezze verità.
Le pubblicità elettorali coi propri fanatismi sappiamo fare un passo indietro, almeno per questa ricorrenza civile"
Sabrina Crivelli (Da "Specchio dei tempi" La Stampa.
Grazie.